martedì 6 marzo 2018

Un'inquietante metafora sulla cecità dell'anima, dove il "buio" è "bianco" perchè il bianco è il nulla, l'assenza di tutto

 
Mercoledì 21 febbraio 2018 alle 16, nella sala Balsamo della biblioteca Passerini-Landi a Piacenza, in via Carducci 14 al primo piano, il nostro gruppo di lettura si è ritrovato per parlare di "Cecità" di Josè Saramago. In una città senza nome si diffonde una strana epidemia: uomini e donne perdono la vista, diventano ciechi, uno dopo l’altro. Per cercare di tenere sotto controllo la situazione e il contagio, il governo decide di internare i ciechi a gruppi. Ma ben presto la situazione degenera e tutto il paese sarà contagiato. Nessuno può badare a se stesso né agli altri. Solo una donna, la moglie del medico, pare essere immune.
 
Intanto negli edifici in cui i ciechi erano stati rinchiusi si organizzano nuove forme di società. I ciechi malvagi inizieranno a controllare la distribuzione del cibo per poter ricattare i più deboli e ottenere favori sessuali dalle donne. La moglie del medico, l’unica non cieca, riuscirà a uccidere il capo dei ciechi malvagi e a salvare il suo gruppo dall’incendio divampato nell’edificio.
 
Fuori dall’edificio la situazione non è migliore: la lotta per la sopravvivenza semina violenza e orrore per le strade. Mentre la moglie del medico cerca di riorganizzare il suo gruppo, l’epidemia scompare così come era arrivata, inspiegabilmente, e tutti torneranno di nuovo a vedere. (Wuz)

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