mercoledì 13 marzo 2013

La signora Dalloway: eccola, è qui

Ci siamo: oggi pomeriggio Clarissa Dalloway ci farà discutere al gruppo di lettura in biblioteca. Virginia Woolf pubblica questo romanzo nel 1925: nella prefazione all'edizione I Meridiani Mondadori 1998, che Nadia Fusini intitola Virgo, la stella, leggiamo: 

"Se scrivo - afferma perentoria e orgogliosa - è per raggiungere le cose centrali. E vuol dire: le cose che stanno nel centro, le cose che contano. E le cose che contano sono la vita e la morte. di fronte alle quali gli esseri umani sono così vulnerabili, così impotenti, infanti. [om.] 


Indubbiamente è un ritmo ciò che il lettore subito sente cominciando a leggere La signora Dalloway: su e giù, ripetutamente qualcosa sale, si leva, si alza, e qualcosa cade, precipita, Forse questo ritmo senza altro contenuto è il significato che cerchiamo. Forse la vita è semplicemente battere e levare, slanciarsi verso l'alto e precipitare."
E nel capitoletto La finestra di Clarissa:
"Come tutto ciò che vive entra nel visibile, esce nell'invisibile. Che altro è la vita, se non l'alternanza di questi stati?"

Luci e ombre, non più e non ancora, in battere e in levare: in una parola, il Tempo. Scrive Nadia Fusini:
"Il Tempo è al centro del romanzo, incarnato nell'alta verticale presenza del Big Ben. Da quel centro sonoro anelli di suono emanano, si espandono orizzontalmente in onde e alla fine raggiungono l'orecchio, il quale le riceve e le trasmette attraverso le ramificazioni nervose del corpo, scavando miniere che scendono fin dove un altro senso è raggiunto, il più immateriale nella scala dei sensi del corpo asseganti alla cattura del reale - la Memoria."

E conclude:
"Da lei clara, clarissima viene la luce che dà il tempo. Ed è un tempo largo, materno, tempo dell'accoglienza e del dono. E annienta ogni "no". "