Quasi tutte/i abbiamo letto il libro di Natalia Ginzburg: Marilena ha tracciato una sintesi che ha voluto definire umorale del suo personale modo di avvicinarsi alla narrazione e dei cambiamenti nel tempo di questa pratica di lettura. Se la maggioranza di noi aveva sperimentato una forma di lettura imposta dalla scuola, dal momento che il testo è spesso adottato dagli insegnanti, è anche vero che, a distanza di tanti anni, elementi e brani molto diversi emergono da una rilettura tanto distanziata nel tempo, per esempio i ritratti dei personaggi di casa Einaudi: fra tutti un Cesare Pavese tanto scorbutico ed inavvicinabile quanto ironico con gli amici e solo con loro. O le figure della madre e del padre, la Lidia e Beppino, commentati con sottigliezza da Laura ad indicare sia lo spessore della figura materna, che tanta importanza avrà nella vita della scrittrice, che la dominanza del ruolo paterno, in tutta la sua imponenza e risonanza di accademico dispotico e pater familias, come i tempi richiedevano. L'invisibilità di Natalia Ginzburg si coglie nel mancato uso del pronome io: ed è questa la ragione per cui non è solo autobiografia quella che troviamo in Lessico famigliare ma storia, delle persone e della nazione italiana, una storia che si articola e si dipana attraverso il linguaggio ed i neologismi creati da ciascuno dei membri della famiglia Levi: i potacci e gli sbrodeghezzi del professor Beppino, così come la catramogna della mamma Lidia.
Marie, l'unica ad aver letto il libro per la prima volta ora, ha espresso il suo istintivo disagio nei confronti di una figura di padre così dispotico, che probabilmente ha avuto ripercussioni significative nel contesto familiare e della vita futura dei figli: valga per tutti l'esempio delle liti furibonde fra Mario e Alberto.
Importante anche il rapporto con la montagna, che per le famiglie piemontesi era un interlocutore costante e come tale veniva vissuta e imposta dal padre ai figli Levi, obbligati a defatiganti escursioni nonchè ad infinite e tediose vacanze estive, trascorse in isolamento e solitudine nei paesi alpini.
Alberta ha dato voce a quello che è un tratto comune a tutto il gruppo: avere con questo libro un rapporto di assoluta confidenza, e per i personaggi un'abitudine ed una simpatia che và al di là delle singole caratteristiche personali per riconsegnarli alla storia italiana di quegli anni, di cui loro stessi hanno vissuto e rappresentato momenti altamente significativi e snodi epocali.

