- Partiamo dalla domanda che in molti si pongono: cosa vuol dire realizzare un film?
- Realizzare un film è un’operazione complessa che coinvolge tante persone e tanti meccanismi: si parte innanzitutto dalla lettura della sceneggiatura, possibilmente con lo sceneggiatore stesso (spesso sceneggiatore e regista sono la stessa persona), e successivamente si costruisce la “macchina” del film. E’ come se ci fosse una linea: al di sopra ci sono i protagonisti, diciamo così, gli attori etc, al di sotto invece abbiamo la produzione diretta, costituita da tanti settori diversi. L’insieme di questi elementi ci dà il costo del film. Già da qui si pongono i primi problemi: per quanto riguarda gli attori, cosa si fa? Io ho prodotto circa 70 film, sono circa 4 film all’anno, ma ogni volta c’era lo stesso dilemma: teniamo sempre la stessa troupe, con cui abbiamo lavorato bene la volta scorsa, oppure cerchiamo attori sempre diversi? Altri problemi riguardano la produzione diretta, quella italiana poi ancora di più, rispetto alle produzioni americane in cui se sgarri o sei scorretto non lavori più.
- Ma torniamo indietro, all’inizio della Sua carriera. Siamo al 1985-86 circa, a Genova…
- Sì, io ho sempre amato il cinema; quando andavo all'università, a Milano, di solito seguivo gli spettacoli del mattino, i matinée. Negli anni ’80 a Genova ho incontrato Francesco Nuti, che mi ha coinvolto nel mondo della produzione: con lui ho fatto sei film. All'inizio abbiamo fatto film che hanno incassato bene, per cui ho deciso di investire su film piccoli: così facendo però ho perso tutti gli utili guadagnati dai film grossi. È sempre stato così per me, in Italia, produco film di qualità ma che incassano poco! Penso per esempio a Scacco Pazzo, o anche a Musica per vecchi animali, unico film di Dario Fo, scritto da Stefano Benni. Ha fatto ben pochi incassi e sa perché? Perché è stato etichettato fin dalla prima come film di sinistra! Mi hanno fatto lanciare la prima di questo film in una sala di partito, io non ero d’accordo, ma poi va così, qualcuno deve cedere…
- Questo ci porta ad un altro aspetto importante, ovvero come, dove, quando, far uscire un film.
- Certo, questo è un aspetto fondamentale. Io ho lavorato spesso con Cecchi Gori, De Laurentis, con Medusa per Albergo Roma.
- E per quanto riguarda la vita di un film, in questi trent'anni di attività, cos'è cambiato secondo Lei?
- Nella produzione e realizzazione di un film, a parte le tecnologie, com'è ovvio, quasi nulla è cambiato: l’unica differenza è che mentre prima c’erano più film in sala e meno in televisione, ora è il contrario, più televisione e meno sale. Se consideriamo poi i film italiani, 30 anni fa erano quelli che venivano proposti in prima serata in tv, ora in prima serata troviamo solo film americani. Questo è dovuto anche alla scarsità di soldi che girano nel mondo del cinema italiano; meno soldi a disposizione significa anche accontentarsi di registi e persone con meno esperienza.
- Nel corso della sua carriera incrociamo tutti i maggiori protagonisti degli ultimi trent'anni, proprio a partire da Nuti.
- Sì, ho iniziato con lui, poi ho prodotto film con attori come Franco Nero, Isabella Ferrari e Sergio Castellitto in Hotel paura, Debora Caprioglio, Gianmarco Tognazzi, Ricky Tognazzi in Maniaci sentimentali, ed anche un film con Beppe Grillo, Topo Galileo che appunto rientra nella categoria di quei film di qualità che però non hanno incassato, il cinema, vede, è così… E poi Pupi Avati e Gianni Scola, con cui ho lavorato a 10 piccoli italiani, 10 cortometraggi con cui ho chiuso a Venezia nel ’98. Qui ho prodotto 10 cortometraggi avvicinando per tematica un corto di un giovane ad un corto invece realizzato da grandi nomi, Monicelli, Scola, Pontecorvo, Simona Izzo o Ricky Tognazzi. Quello che apprezzo in un corto, ed è il motivo per cui ho scelto questi 10, è l’idea: ormai quasi chiunque sarebbe in grado di realizzare tecnicamente un corto, quello che conta è l’idea che ci sta dietro e che viene raccontata in non più di 15 minuti. Oltre non è più un corto, è una schifezza. Un corto dev’essere creativo, incisivo, innovativo.
Cosa ci resta da questo tuffo nel mondo del cinema?
La curiosità di saperne sempre di più, di avere ancora più dettagli e aneddoti, di immergerci di nuovo e sempre più a fondo in questo mondo, grazie anche a un raccontatore che ne è uno dei protagonisti: una miniera di esperienza, sferzante, frizzante, diretto, coinvolgente e che ogni tanto ci riporta in superficie a colpi di dialetto piacentino e ironia su mostri del cinema quali Isabella Ferrari o Franco Nero. In fondo, il cinema è anche questo.
il Gruppo di Lettura ha partecipato volentieri all'incontro con il produttore piacentino Giorgio Leopardi, come simpatico fuori programma rispetto al calendario delle letture previste: ci auguriamo perciò che si possa fare presto il bis!
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