giovedì 20 dicembre 2012

Leggere Guy de Maupassant, naturalmente

La naturalezza o, forse, meglio dire la naturalità di Maupassant è prepotentemente emersa nell'incontro di mercoledì 19 dicembre alla biblioteca Passerini-Landi di Piacenza. Come un fiume in piena, quella Senna che tanto amava e su cui si dilettava a remare, lo scrittore francese ha travolto e conquistato tutti/e. E pur rilevandone la sostanziale misoginia, che un poco urta le nostre sensibilità, non è possibile non subire il fascino di questo autore, e del personaggio che era: nella sua abituale con-fusione con la natura, soprattutto con l'elemento acqua, con cui ha da sempre un rapporto di comunione pànica, e grazie al suo linguaggio che non ha nulla d'ottocentesco e lo stacca nettamente dai classici coevi. 

Il confronto fra noi è stato corale: dalla carrellata di Vanna sono spiccati due racconti lunghi: L'eredità e Maison Tellier, mentre Marilena ha ricordato gli antecedenti brevi, e cioè Un milione per L'eredità e A casa di un amico per Ricordo. Altri se ne potranno trovare: Maupassant a volte scriveva quasi prendendo appunti, e successivamente sviluppava un'idea, una trama: come Mozart, l'impeto creativo era spontaneo e non richiedeva correzioni. Scriveva di getto, e non tornava sui suoi passi se non per approfondire, ampliare: Sto sbocciando, diceva di sè stesso in una lettera. E lo intendeva in senso letterale: come una pianta era radicato alla terra, e viveva vicino all'acqua. Come l'acqua, la sua ispirazione scorre sensa sosta, e non conosce altri ostacoli che non siano quelli imposti dalla sua infermità fisica, che lo condurrà ad una morte prematura, nel 1893. 
Marie ci ha letto un breve ma significativo passaggio in lingua originale: come Silvia ha detto, l'amore per gli elementi della natura (cielo, acqua, boschi) si esprime in toni che ricordano quelli del Cantico delle creature.

Un cantico pagano, e affascinante.

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